Role Play

Entra. La afferra forte alla gola con le mani coperte da guanti di latice e subito le chiude la bocca, la soffoca, quasi. Lei sente l'odore dolciastro della gomma riempirle le narici fino a spaccarle il cervello. Si ribella, vuole disarcionare quell'animale che le è piombato alle spalle. Ma lui è più forte, tanto più forte, e la trascina per la casa in cerca di un posto dove stenderla. E' buio. E' cacciatore. E' preda. E lì sul tappeto di corda la butta a terra, la tiene giù col suo peso, con tutto il peso del corpo. La faccia è schiacciata, graffiata: dolore e odore; non più dolce ma acre di polvere e sabbia, e il naso formicola e gocciola. La mano guantata raggiunge l'intimo finora serrato, che cede alla forza. Si apre, la apre ed è già dentro tanto, troppo, e fa male. La paura fa posto al dolore. La rigidità fa posto al ritmo incombente, violento, costante. Non ci sono parole. Respiri, sospiri, ansimi, ruggiti, grugniti e alito caldo. Sul collo, nelle orecchie e fino alla bocca. Le labbra si sfiorano, con difficoltà. E la bocca morde la sua bocca: sente il sapore del sangue, il suo sangue. E' dolce e caldo. E pensa al suo amore della vita, a quando la pantera dolcemente distesa sul letto e le bocche si incontrano in baci d'amore. Ma ora no. Sono colpi diversi di un uomo diverso: un muggito, un latrato. La possiede un animale feroce dai muscoli tesi. La sovrasta, la opprime, la tiene a bada. Ormai non reagisce. Si lascia fare. E continua e sembra non debba finire più. Vorrebbe che non finisce più. Anche lei ora è un'altra donna è lasciva, spudorata, in calore. E finalmente il piacere. Poi le parole: - Mi sposi? - si

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